Pride 2014

ONDA PRIDE 2014

 

Roma (7 giugno)

Alghero

Bologna

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Lecce 

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Napoli

Palermo

Perugia

Torino

Venezia 

Siracusa (5 luglio)

Reggio Calabria (19 luglio)

 

DOCUMENTO POLITICO ONDA PRIDE 2014

Ormai da più di vent’anni il Movimento lesbico, gay, bisessuale, trans, queer e intersessuale (LGBTQI) italiano celebra, in differenti luoghi del Paese, i propri Pride. Ogni Pride è sia espressione delle tante e diverse identità che animano la nostra Comunità sia momento vitale per le rivendicazioni di diritti, uguaglianza, laicità, autodeterminazione delle persone LGBTQI.  Anche e soprattutto grazie a forme di lotta e di mobilitazione per l’autodeterminazione e la visibilità come i Pride, la società e i media sono entrati in relazione positiva con la nostra Comunità producendo sensibili miglioramenti nella percezione delle persone LGBTQI, dei nostri bisogni e delle nostre richieste e stimolando una cultura che valorizzi le differenze, le relazioni, lo scambio e il confronto. Allo stesso tempo le Istituzioni non hanno offerto risposte adeguate a queste richieste di cambiamenti e di diritti, aumentando la distanza tra una realtà in rapida evoluzione e le leggi e le politiche troppo spesso inadeguate e discriminatorie.

La dolosa inerzia dei partiti politici italiani con l’immobilismo delle nostre istituzioni e del nostro legislatore appare tanto
più grave ed evidente se messa in relazione ai progressi che si sono registrati sul fronte dei diritti delle persone LGBTQI in sempre più numerosi paesi europei e nel resto del mondo.

Il teatro in cui si svolge il nostro agire quotidiano – di singole persone LGBTQI e di associazioni – porta in sé i caratteri non mutati della crisi che ci colpisce ormai da troppo tempo: crisi economica, certo, ma anche crisi di idee, di sentimenti, di desideri. La crisi economica e politica che colpisce il nostro Paese e l’Europa, frutto di scelte criminali che hanno messo in secondo piano l’economia reale e i bisogni sociali rispetto alle dinamiche della finanza internazionale, ha prodotto un restringimento di fatto degli spazi di libertà e aggravato la condizione di discriminazione e di esclusione delle minoranze meno tutelate. La crisi ha inoltre favorito l’ampliarsi delle disparità sociali e il rafforzamento di forze politiche estremiste e/o populiste, spesso caratterizzate da venature violentemente razziste, sessiste e omofobe, e ha fornito un alibi per le forze politiche per rinviare, svilire e svuotare la risposta alla nostra domanda di piena uguaglianza e di contrasto a ogni forma di discriminazione e di sostegno all’autodeterminazione delle scelte personali e familiari e alla piena valorizzazione delle differenze.

Il rischio dell’atomizzazione sociale, del riemergere degli egoismi e della fuga negli individualismi e nei particolarismi si è trasformato in un’amara realtà, indebolendo la capacità di fare rete e di riconnettere le lotte.  I Pride italiani sono un antidoto e una risposta a questa condizione ed esprimono con forza il coraggio di rappresentare l’arcobaleno dei nostri desideri: per una vita differente, per un amore rivoluzionario, per un corpo in salute e rispettato comunque si manifesti, per la fruizione di diritti, per autodeterminarsi in piena autentica libertà.

Il Movimento LGBTQI, in tale contesto di smarrimento intende recuperare la sua vocazione originaria allargando la prospettiva delle nostre rivendicazioni dall’ambito dei diritti civili e umani a quello dell’identità, dell’autodeterminazione delle scelte, della laicità, della lotta alla schiavitù di mafia e ‘ndrangheta, della liberazione. La nostra visione della società, infatti, non segmenta le nostre esistenze ma propone un’ottica integrata in cui la promozione dei diritti umani e civili delle persone LGBTQI va di pari passo ai diritti di tutte le minoranze e le realtà sociali discriminate, marginalizzate e sotto attacco, con le istanze delle donne, del mondo del lavoro, della precarietà, di giovani, disabili, migranti.

Le richieste storiche del movimento LGBTQI, di piena parità, dignità e libertà declinate in leggi e diritti come il matrimonio egualitario, il riconoscimento delle unioni civili e di fatto, della genitorialità, dell’identità trans, della tutela della salute e del contrasto a discriminazioni omofobe e transofobe del diritto di scelta e autodeterminazione si arricchiscono, quindi, di una visione integrata della società che rende appieno il senso di una idea di Paese in cui la democrazia si regge sul confronto, le differenze, la solidarietà.
Siamo consapevoli che in periodi di crisi politica ed economica si accresce il rischio del riemergere di pulsioni nazionaliste, razziste e integraliste che fanno delle minoranze il loro capro espiatorio propagandistico.

Lo abbiamo visto con Alba Dorata in Grecia, con la vittoria dell’estrema destra in Ungheria, ma anche la sua esponenziale crescita in Paesi a noi più vicini e politicamente molto influenti come la Francia. Lo vediamo con le ideologiche leggi contro le persone LGBTQI approvante in Russia e in altri paesi dell’Europa Orientale.

Proprio per questo vediamo con estrema preoccupazione la diffusione, anche in Italia, di movimenti integralisti che, provando a fare leva sulle paure e le pulsioni umane, sui luoghi comuni e sui pregiudizi che a fatica in oltre 40 anni il Movimento LGBTQI è riuscito ad indebolire, punta a bloccare qualsiasi avanzamento dei diritti e persino l’attuarsi di politiche e strategie culturali di educazione alle differenze e contrasto alle discriminazioni nelle scuole e con le Istituzioni.

Gli attacchi ormai quotidiani alla libertà di insegnamento e di opinione, la forza della propaganda che vuole sacralizzare e sclerotizzare un modello unico di famiglia e di affettività, fuori dal mondo, dalla storia e dalla realtà, rischiano di riportarci indietro di decenni e riproducono i sistemi classici di criminalizzazione del diverso che l’Italia e l’Europa hanno già tragicamente vissuto con il Nazismo e il Fascismo. Ci preoccupa molto che la risposta politica, culturale, istituzionale e mediatica sia assolutamente insufficiente, quando non addirittura incerta o complice.

I Pride, con la loro eversiva carica di visibilità, con la forza dei nostri corpi e delle nostre vite che scendono in piazza, sono la risposta più potente all’omologazione e all’asservimento delle coscienze. Il punto di massima espressione pubblica della nostra
comunità della forza e molteplicità dei nostri affetti e delle nostre famiglie non omologate. Una varietà che non è nostra esclusiva ed è testimoniata in tutta la società dal moltiplicarsi dei modelli che non vogliono essere omologati ma hanno bisogno di poter essere riconosciuti e di godere di pari dignità e diritti della famiglia tradizionale.

Una varietà alla quale dà voce l’ampio panorama delle nostre diverse realtà associative, che tutti i giorni, sui territori, offrono servizi e punti di riferimento per la comunità LGBTQI e si battono in difesa dei valori fondanti la democrazia e la libertà, con i mezzi dell’attivismo, del volontariato e della passione politica e civile.

È centrale il tema della formazione in tutti i livelli scolastici: su pressione di associazioni di stampo cattolico e dei partiti di centro-destra, questa azione sta subendo dei rallentamenti inaccettabili. Il movimento LGBTI italiano non può che rispondere rilanciando e alzando la posta della propria rivendicazione: è necessario porre al centro del dibattito interno ed esterno del
movimento il tema dell’educazione alle affettività. Usiamo il termine al plurale perché è necessario fornire a tutt* i cittadini, e soprattutto alle più giovani generazioni, gli strumenti per poter costruire nel modo migliore le proprie relazioni, senza discriminare tra i vari tipi di affettività.

Proprio in un momento storico di crisi economica e rischio di frammentazione della società, l’affettività può essere un nuovo punto di vista per una critica che investa tutti gli aspetti della società contemporanea. Un altro elemento di preoccupazione del nostro movimento, ben consapevole dell’impatto pesante che discriminazione, esclusione e pregiudizi possono avere nel mondo del lavoro, è che la crisi economica finisca per penalizzare proprio quelle componenti sociali, che come la nostra, si trovano già a subire pressioni o difficoltà. Pensiamo, in particolare, alle persone trans e queer che a causa della loro visibilità e di inconvenienti legati all’incongruenza tra i documenti di identità e il loro aspetto esteriore troppo spesso sono messi ai margini della vita sociale e lavorativa. Una condizione di esclusione tanto più grave se pensiamo che il lavoro è un diritto fondamentale ed un importante elemento di autonomia e identità sociale, e che la sua assenza o precarietà ha conseguenze pesantissime su tutti gli aspetti della vita delle persone.

Le persone trans e tutte coloro che non si conformano agli schemi strutturati di ruolo e identità di genere necessitano da parte nostra una particolare e straordinaria attenzione perché questa condizione li espone a pensanti e permeanti discriminazioni quasi sotto ogni aspetto della quotidianità: nella vita familiare e sociale, educazione e formazione, attività lavorativa, salute. Di fronte a questo diventa irrimandabile da parte di tutta la comunità LGBTQI la richiesta di politiche e leggi adeguate. La nostra storia ci porta ad avere una spiccata sensibilità alla tutela e alla promozione della salute. Non possiamo permettere che i tagli dovuti alla stretta di bilancio decisa negli ultimi anni colpiscano ulteriormente l’assistenza sanitaria e va riaffermato il principio che la salute è un diritto inalienabile delle persone. Le Istituzioni, a tutti i livelli e competenze, devono tornare a investire sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, sulla comunicazione in merito e sull’educazione sessuale. Il Movimento LGBTQI e i Pride respingono con forza la discriminazione e lo stigma nei confronti delle persone in HIV e in AIDS e chiedono che il Sistema Sanitario Nazionale continui a garantire anche per il futuro la gratuità, qualità e adeguatezza delle cure.

Siamo convinti che la libertà di ogni persona possa esprimersi solamente in un contesto sociale e politico estraneo alla criminalità organizzata; l’attività costante e capillare del nostro movimento nelle regioni meridionali, in particolare, ci rende osservatori privilegiati di realtà di mafia e ‘ndrangheta che rappresentano il limite socio-culturale più difficile da superare. Si manifestano nella logica della “Famiglia” e generano nel singolo la certezza dell’impossibilità di coming-out. Alimentano convinzioni omofobiche di fronte alle quali vivere deve significare nascondersi. Tra le nuove frontiere di azione e rivendicazione del movimento, oggi più di prima è necessario scegliere in maniera netta e coerente la lotta continua, culturale e politica alle realtà fondate su clientelismo e oppressione dell’identità di ogni persona.

Quest’anno siamo veramente orgogliosi di un movimento dei Pride che in Italia è cresciuto e maturato in modo esponenziale, capace di esprimersi in grandi manifestazioni da Nord a Sud.

In ben 13 Città italiane si terranno Pride, che hanno deciso di coordinarsi in un’unica potente cornice, per dare più forza e coerenza alle nostre rivendicazioni e battaglie. Tutte e tutti assieme offriamo al Paese il nostro impegno e la volontà di rappresentare una risorsa di cambiamento e crescita di tutta la società e lo facciamo in linea con la nostra tradizione e cultura di profondo rispetto e inclusione di tutte le differenze. Ha aperto l’Onda Pride 2014 la parata romana dello scorso 7 giugno. Il 28 giugno, giornata internazionale dell’Orgoglio Omosessuale, scenderanno in piazza i Pride di Alghero, Bologna, Catania, Lecce, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Torino, Venezia. Il 5 luglio sfilerà per la prima volta il Pride a Siracusa. Chiude il 19 luglio il Pride di Reggio Calabria, anch’esso al debutto.